01 settembre, 2008

Benvy (che sta per Benvenuta, nel linguaggio "moderno"...)

Tutto a posto. Tutto bellissimo. Tutto procede bene. Guardiamo, studiamo, compriamo, sistemiamo, spostiamo, appendiamo......... Tutto benissimo. Poca musica. cioè, tanta musica, ma esclusivamente My Chemical Romance, per il momento. Ed è anche "colpa" mia. Oltre ad una scritta di benvenuto, ho fatto trovare a Millefate una maglietta, cd+dvd, spille, foto...... tutto dei MCR. E vabbè. Jimi Hendrix scalpita. Vuole essere ascoltato. Vuole essere conosciuto. Con calma anche questo. Intanto........ sono felice.

26 agosto, 2008

Play. And repeat.


Ci sono canzoni che sentiresti all’infinito. Finiscono e ti dici: “però, poteva durare un po’ di più!”. E allora nuovamente play. E ancora play e poi di nuovo play. Finch
è ti ricordi che esiste la funzione “ripeti”. Poi qualcos’altro cattura la tua attenzione o qualche impegno ti costringe ad allontanarti dal riproduttore. E allora continui a canticchiarla nella tua mente. Mettendo play e ancora play. Ci sono canzoni che sono proprio così. Mi innamorai di “No Surprises” dei Radiohead in quell’estate del 1997. Quell’estate quando una ragazza bionda… ricordo perfettamente il suo nome, si chiamava Debora… staccò il mio disco dei Doors… il best dei Doors… per introdurre una cassettina nello stereo. Copertina strana. Quella della cassettina. Lato B, se non ricordo male. La terza canzone, forse. O giù di lì. La cercò fino a trovarla. “Senti questa”, mi disse. E mise play. Un play che da allora, da quell’estate del 1997, gira e rigira in modalità “ripeti”. La notte trascorse piacevolmente. Accompagnati nelle nostre movenze dai ritmi di “Ok Computer”. Non c’è bisogno che sia io a dire che questo disco è un capolavoro. È un capolavoro. Lo dico. Amo “No Surprises”. Mi manda in estasi. Non per il ricordo di quella sera. Non perché andò a sostituire, per una sera, i Doors. Mi manda in estasi perché è così. Provate a premere play sul riproduttore in alto a destra. Quello nero. Chissà. Potreste innamorarvi.

Le ferie sono andate. Ferie veloci. Rapide. Otto giorni a luglio. Otto giorni di mare. Il mio mare. Prima di tornare alle piogge torinesi di agosto. Ho guardato le foto che abbiamo scattato. Ho notato con piacere che il mio fisico si è un po’ asciugato, rispetto all’estate scorsa. Non mi guardo mai allo specchio. Cioè, mi guardo, ma non mi guardo. Ecco. E noto quanto allunghino i miei capelli o quanto e come cambi il mio corpo solo attraverso foto e filmati. Forse dovrei guardarmi un po’ di più. Ma preferisco parlarmi, piuttosto che guardarmi. Sono fatto così. Lo so, queste foto sono orrende. Ma sono allegre. Poi ne posterò di più belle. Più "in posa".

Il trasloco è ultimato e completato. Forse ha contribuito anche questo, ad asciugare e snellire il mio fisico. Jim ha trovato posto anche in questa casa. Mi trovo bene. I vicini sono tranquilli. E si fanno i fatti loro. Non vivono dietro lo spioncino della porta. Non sanno quando esco di casa con la sigaretta in bocca. In casa sto completando gli ultimi dettagli. Particolari. Scusate la pausa. Ho riempito un bicchiere di vino. Cioè, il bicchiere è di quelli che si mettono a tavola per berci l’acqua. Ma io l’ho riempito di vino. Stasera mi sento ispirato. Stasera mi piace scrivere. Scrivo questo post e poi scriverò qualcos’altro. Scrivo con piacere.

Mancano due giorni. Solo due giorni. Che si sommano a tanti altri giorni, certo. Migliaia di giorni. Che quindi fanno anni, come somma. Solo due giorni e la Piccola Millefate tornerà a vivere con me. E io tornerò a fare il papà a tutti gli effetti. A tempo pieno. Due gio
rni e Millefate sarà qui con me. Vivrà con me. Andrà a scuola qui. Faremo i compiti insieme. Usciremo insieme. Le darò il bacio della buonanotte, e non solo la buonanotte. La buonanotte telefonica che ancora stanotte ci daremo. Millefate sarà qui con mia mamma. Fino al 10 settembre. Poi saremo solo noi. Solo noi, già. La mamma-nonna tornerà giù a Palermo. E nel dolore. Già. Perché da ben oltre 30 anni insinuo, affermo, ammetto, aggredisco e urlo che la vita è una gran bastarda. E se quindi da una parte ti dà la gioia e la vita, dall’altra ti trafigge il cuore. Non esistono felicità complete e assolute. C’è sempre il fatidico rovescio della medaglia. O semplicemente il prezzo da pagare. Per la felicità. Gioisco, salto e ballo. Ma piango, cado e mi disintegro, pensando al dolore del distacco e della lontananza che vivranno una mamma-nonna, un nonno e uno zio. Che finora hanno vissuto con la Piccola. Sento il loro dolore, vivo il loro dolore, mi sento causa del loro dolore. Mancano due giorni. Vita e morte vivranno e moriranno insieme. Come testa e croce di una stessa moneta.

Giusy Ferreri è il fenomeno casereccio musicale di quest’estate. Mai vista una puntata di X-Factor. Mai visto il presunto video porno-casereccio della nostra casereccia. Carina, la canzone. Ma ho capito perché in alcuni passaggi risulta essere incomprensibile. C’è lo zampino di Tiziano Ferro. Come autore e produttore. Ecco perché ogni tanto non si capisce niente. Se devo invece fare dei nomi che davvero hanno attratto i miei gusti e le mie preferenze, allora dico: Duffy, Sam Sparro, Bonnie Prince Billy. Deludenti, oltre il bel singolo, i Cinema Bizarre. Da ascoltare più volte, per gradirli, i Coldplay. Sempre sorprendente è invece Jovanotti: cresce, matura, si evolve. E poi i Sigur Ros. Che meraviglia. Scriverò di loro. Scriverò, già. Molto più frequentemente di quanto non abbia fatto finora. Molto più brevemente. Molto più intensamente. Molto più serenamente. Mancano solo due giorni.

01 maggio, 2008

Cambiamenti. Scelte. E foto.

Basta guardare la data di pubblicazione dell’ultimo post prima di questo che mi appresto a scrivere, per rendersi conto, pur non essendo stati assidui e continui frequentatori di questo blog, per rendersi conto, dicevo, che questo blog è entrato in uno stato comatoso da ormai diversi mesi. Comatoso, già. Più volte mi sono chiesto se praticare una indolore eutanasia, per farla finita con l’agonia della sofferenza, ma anche l’eutanasia risulta dolorosa nel momento della sua attuazione. Sì lo so, parlare di eutanasia e di sofferenza riferendosi ad un blog, risulta essere parecchio esagerato. Ma non perdo mai occasione per lanciare messaggi, giudizi e commenti riguardanti temi di costante attualità e discussione politica. Allora mi sono chiesto se cambiare “rotta” al blog. Parlando di altro. O magari creare una costola da riservare ad utenti selezionati e scelti. Tante idee, nessuna attuazione. Già. Perché intanto di attuazioni e di scelte ne sono sopraggiunte e ne stanno accadendo ben altre. Di altro tipo. Di altro genere. Vitali. Scelte di vita. Vitali. Rapido resoconto e spiegazione. A settembre scorso ho iniziato a lavorare presso l’azienda comunale di trasporti torinese (Gtt). Dunque ho smesso si patire e di soffrire presso quelle gran merde di privati dove lavoravo prima. Meno ore di lavoro, stipendio più cospicuo e soprattutto la considerazione e il rispetto dei più basilari diritti dei lavoratori. Differenze che fanno la differenza. E oggi, giorno della festa dei lavoratori, non posso che gioire di essere uno di quei fortunati lavoratori che possono godere di tali diritti. È cambiato anche il mio tipo di contrato, che non è più il solito contratto a tempo determinato, ma bensì un contratto a tempo indeterminato. Coi canonici 12 mesi di prova che continueranno a trascorrere come semplice routine contrattuale, se continuerò a non fare immani cazzate. Contratto indeterminato che consente dunque di poter pianificare progetti a lunga scadenza. E così, ecco la prima mossa. Quella che da anni oramai aspettavo: tornerò a fare il papà a tempo pieno ed in maniera continuativa e fisica. E non più telefonica. A fine estate la mia Piccola Millefate verrà a vivere qui con me. Terminato il primo anno di scuola media e le vacanze estive a Palermo, comincerà qui il secondo anno scolastico. Gioia. Gaudio. Ma come ogni medaglia e come ogni scelta, c’è sempre l’altro verso della medaglia e la tristezza che si contrappone alla gioia. Perché il trasferimento di Millefate qui a Torino creerà uno sconvolgimento emotivo e fisico in chi e a chi in questi anni ha ruotato intorno alle nostre vite. Non siamo soli. Ci sono dei genitori, dei nonni, dei fratelli, degli amici, che dovranno vivere il dolore del distacco dalla Piccola. E ci sarà la Piccola che dovrà vivere il dolore del distacco da essi. Ma… riuscirò a rendere mia Figlia felice. È la mia ragione di vita. E felicità e benessere è tutto quello che voglio darle. A costo della mia stessa vita. Che nulla sarebbe senza di Lei. Ti amo, Cucciola.
Sto cambiando casa. Un nuovo trasloco. In
una casa più piccola. Che dovrà ospitare e accogliere momentaneamente Millecanali e Millefate. Dunque un po’ di “roba” che mi appartiene troverà momentanea allocazione in dei cartoni ed in un garage. Non importa. Momentanea, ripeto. Perché in questi mesi è sopraggiunta un’altra scelta di vita: una Donna. Con la quale abbiamo deciso di intraprendere una via ed un percorso comune. E quindi una vita insieme. E quindi, terminate altre “operazioni”, procederemo all’acquisto di una casa più grande che possa ospitare tutt’e tre. E la mia “roba” che momentaneamente verrà parcheggiata in garage. E la mia “roba” che ancora si trova a Palermo. E la “roba” della Piccola. Tutt’e tre. Vado dunque, intanto, a ricominciare daccapo. In una nuova casa ed in condizioni diverse. Ma questa volta non ricomincerò daccapo da solo. Questa volta non sarò solo. Questa volta siamo in due. Anzi in tre.
Io sto bene. E rispondo così a quanti in questi mesi in qualche modo sono riusciti a mettersi in contatto con me e magari non hanno ricevuto risposta. A distanza di poco più di un anno dal precedente, ho subito un nuovo intervento chirurgico. Di altra natura. Mi ci è voluto quasi un mese e mezzo per rimettermi in sesto, ma ce l’ho fatta. Sono sceso a Palermo con la mia Donna (per la quale al più presto troveun nick con il quale poterla “chiamare” sul blog). Le ho fatto conoscere e vedere la mia Città. Che rimane la MIA Città, anche se la vita mi sta portando a vivere lontano da essa. Ho portato una lunga e incolta barba, che da poco ho tagliato. Ho fatto acquisti “strani”. Ho sofferto d’insonnia.
Ho ascoltato tanta e tanta musica. Bella, b
rutta, indifferente… Tanta musica. Di cui tornerò a scrivere. A giugno, penso. Ho già inviato ad Infostrada la raccomandata con la richiesta del trasloco della liena telefonica. I tempi tecnici di attuazione vanno dai 30 ai 40 giorni. Ragion per cui da un momento all’altro, da un giorno all’altro, potrei aver disattivata la linea qui, in attesa di averla ripristinata lì. Ragion per cui solo non appena avrò terminato il trasloco ed avrò nuovamente attiva la linea adsl, tornerò a scrivere di musica. Tornerò, sì. Perché voglio far uscire questo blog dal suo stato comatoso. Perché sto ricominciando. Con una nuova vita. Che comunque continuerà a trascinare con sé tutto quello che mi è sempre piaciuto.
Intanto… buona vita a chiunque passi da queste parti. Casualmente o volutamente. Buona vita a tutti.

Cambia anche il sottofondo musicale. Sono i My Chemical Romance. La canzone è Disenchanted (Shut Up And Play). Gruppo e canzone attualmente preferiti di Millefate...

11 settembre, 2007

Best of

TazendaVida. Raccolta-tributo, dei reduci Tazenda, ad Andrea Parodi. Indiscusso rappresentante massimo della musica sarda. E indiscusso talento. Musicale e di sensibilità. Prematuramente scomparso dopo una lunga malattia il 17 ottobre del 2006. Ma Vida vuol essere anche segno di ripresa, di continuità, di voglia di continuare a fare musica. Ed ecco così che figurano ben 7 inediti, tra cui Domo Mia, interpretata in duetto con Eros Ramazzotti. E tra cui un duetto virtuale tra Andrea Parodi e Beppe Dettori, nuovo attuale leader dei Tazenda. Ma, che nessuno si offenda, i duetti che “mi fanno rizzare i peli” sono quelli tra Parodi e Fabrizio De Andrè (Pitzinnos in sa gherra) e Pierangelo Bertoli (Spunta la luna dal monte). Segno di ripresa e di continuità. Ma i “nuovi” Tazenda mi sembra strizzino un po’ troppo l’occhio alla “commercialità” dei loro brani…

Garbage - Absolute Garbage. Delle raccolte di cui sto scrivendo, questa è sicuramente la più varia e variegata e, secondo me, anche la più piacevole da ascoltare tutta d’un fiato. Tell Me Where It Hurts è l’unico inedito di questo “best of”. E anche nuovo sottofondo del mio blog. Malinconica quanto basta nelle sfumature, richiama la prima parte della carriera dei Garbage, capitanati dalla bellissima e sensualissima Shirley Manson. Rock, pop, pop-rock, post-grunge, trip-pop… si spazia in lungo e in largo tra generi musicali e successi dilazionati nell’arco di dieci anni di carriera. Che io ho sempre gradito.

Irene GrandiHits. Doppio cd per la cantante toscana. Doppio. Oh, ci sono anche delle versioni unplugged e remix di alcuni suoi brani, ma… credo proprio che anche solo mezzo cd avrebbe potuto contenere i suoi “hits”. Ed ecco che torno a parlare delle radio e della potenza delle grandi radio nello “spingere” alcune canzoni a discapito di altre che quindi rimangono nel limbo di un mondo musicale non pubblicizzato ma decisamente più gradevole e di qualità molto più sopraffina. E vabbè. Irene Grandi. La sua Bruci la città mi provoca ormai un effetto orticaria immediato. Non ne posso proprio più di sentirla in radio. E immaginate la mia delusione quando ho scoperto che il brano è stato scritto Francesco Bianconi dei Baustelle…

Lisa GerrardThe Best Of Lisa Gerrard. Beh, potrebbe cantare anche una canzone di Gigi D’Alessio. E sono arci-sicuro che Lisa Gerrard saprebbe renderla meravigliosamente piacevole e affascinante! Non ce n’è per nessuno. Ho sognato, scritto, bevuto, viaggiato, dormito, letto, litigato… ho fatto di tutto e ho sognato di tutto, accompagnato dalla sua voce e dalle note cantate insieme ai Dead Can Dance. Canzoni che ovviamente non mancano in questa raccolta. Ma non mancano nemmeno brani delle sue composizioni hollywoodiane. Le colonne sonore sono infatti state impegno costante per Lisa Gerrard negli ultimi anni. Impossibile scegliere una canzone tra le tante. 15, in questa raccolta. Di più, e NESSUNA da scartare, nella sua lunga carriera.

Claudio BaglioniBuon Viaggio Della Vita (Anteprima TourTutti Qui). C’è stato un periodo della mia vita in cui alla domanda: “Battisti o Baglioni?”, rispondevo seccamente e deciso: “Baglioni!”. Ma si cresce, si cambia e si capisce. Non nego e non nascondo che ci sono alcune canzoni di Baglioni che tutt’oggi evocano bei ricordi e piacevoli sensazioni, nella mia memoria e alle mie emozioni. E conservo ancora tutta la sua discografia, in vinile. Fino a Io sono qui, anno 1995. Non lo gradivo già più, ma mi sembrava un peccato lasciare la sua discografia incompleta. Anche se mancavano già Assieme e Ancorassieme. Dischi live. Live che, da allora, non hanno fatto altro che aumentare a dismisura. E in edizione doppio o triplo cd. Ed eccone qui un altro. Triplo. Con le solite canzoni. Caro Baglioni… e che cazzo!

Questo post è dedicato a chiunque sia divenuto ciò che non avrebbe mai immaginato né voluto. A tutti quei consapevoli assassini di sentimenti. A tutti quegli intolleranti per egoismo. A tutti quegli egoisti per intolleranza. A tutti quelli che piangono al buio. A tutti quei picchiatori d
ivenuti tali per autodifesa prima, per sadismo dopo. A tutti quegli impiegati che da piccoli sognavano di fare gli astronauti. A tutti quelli che dicono: se rinasco, mi faccio avvocato. A tutti quei talenti artistici incompresi e sconosciuti, che non scrivono più e che non suonano più. A chi dorme da solo, abbracciando un cuscino. A chi parla con delle vecchie foto. A chi cerca ancora l’anima gemella. A chi ha dovuto abbandonare la propria città natale. Ma questo post è dedicato soprattutto a chi sorride ancora quando vede il sorriso di un bambino che sogna.

06 settembre, 2007

Luciano Pavarotti è morto

Il grande tenore aveva 71 anni, ed era malato di tumore al pancreas
La sua è stata una carriera lunghissima, durata 46 anni, e costellata di grandi successi

Luciano Pavarotti è morto
il mondo è in lutto


Una recente immagine di Luciano Pavarotti

M0DENA - Luciano Pavarotti è morto la scorsa notte nella sua villa a sud di Modena. Era da tempo malato di tumore al pancreas. Il tenore, 71 anni, era stato operato l'anno scorso, ma aveva avuto un mese fa un peggioramento mentre si trovava nella sua casa sulle colline di Pesaro e l'8 agosto era stato ricoverato, per un'infezione polmonare, con difficoltà respiratorie e febbre alta. Dopo la degenza, che si era prolungata più del previsto, il 25 agosto era tornato a casa, dove è sempre stato seguito dai medici del dipartimento di oncologia di Modena.

Quella di Pavarotti è stata una lunga e fortunata carriera, durata quasi 50 anni. Il debutto il 29 aprile 1961, nel ruolo di Rodolfo in La Boheme, all'Opera di Reggio Emilia. Negli Stati Uniti pochi anni fa il trionfo nel febbraio 1965, a Miami, con Joan Sutherland, nella Lucia di Lammermoor. Ma l'exploit arriva il 17 febbraio 1972, al Metropolitan di New York, dove nella Fille du Régiment di Donizetti manda in visibilio il pubblico con nove Do di petto perfetti. Suo il record di 17 chiamate ed ovazioni al sipario.

Acclamato tenore, Pavarotti però è conosciuto al grande pubblico soprattutto per i concerti con dei Tre tenori e con i maggiori divi della musica pop. Ad Hyde Park, a Londra, il concerto di Pavarotti attira oltre 150.000 persone. Nel giugno 1993, in più di 500.000 si accalcano in Central Park (New York), mentre in milioni lo seguivano in tv. A settembre dello stesso anno, all'ombra della Torre Eiffel, canta per circa 300.000 persone. Per anni è protagonista del 'Pavarotti and friends', col quale riunisce nella sua città natale, a scopo di beneficenza, le star del pop internazionale.

(da www.larepubblica.it)

25 agosto, 2007

Millefate


...e intanto mia Figlia, in "arte" Millefate, ha dato vita ad un blog tutto suo: MILLEFATE - PENSIERI MISTI. Dove scrive, con la spensieratezza dei suoi quasi 11 anni, tutto ciò che le passa per la mente. E di tutti quei cantanti, attori, cartoni, libri (e quant'altro) che le piacciono o le interessano o la attirano. Pensieri misti, per l'appunto. Ma che un pensiero riflessivo e banale mi portano a scrivere: quanto sono diversi i suoi 11 anni rispetto ai miei lontani 11 anni... Diversi e, probabilmente, meno spensierati...

Basta un click sul suo logo per accedere al blog...

The Great Song Of Indifference

Dopo la “pausa estiva”, riprendo ad aggiornare il blog con 5 dischi non proprio freschi di pubblicazione. Ma una lunga scorpacciata di radio mi ha quasi “costretto” ad esprimere i miei commenti e la mia opinione su determinati dischi…

Michael BublèCall Me Irresponsible. A Bublè piace “swingare”. Questo l’abbiamo capito tutti. Il problema è che lui non ha capito che non può swingare tutto ciò che gli passa per la testa. Ci sono canzoni che… non rendono, accidenti!! Ma dico. In questo disco sono presenti dei riarrangiamenti di canzoni come I’m Your Man di Leonard Cohen, Wonderful Tonight di Eric Clapton, Me and Mrs Jones di Gamble & Huff, portata al successo da Billy Paul, Always On My Mind di Brenda Lee, interpretata tra gli altri da Elvis Presley e Willie Nelson… Canzoni presenti nella mia mente nella loro forma originale e che, sentite cantate e swingate da Michael Bublè, non producono altro effetto che quello di farmi cacare. Che Bublè swinghi lo swingabile. E che lasci stare al loro posto canzoni intoccabili e, soprattutto, non alla sua altezza. Che Bublè si ridimensioni: non può cantare tutto ciò che vuole. C’era solo un artista in grado di farlo. Ed è morto ormai da 30 anni. Il suo nome era Elvis. Non sei “irresponsabile”, caro Bublè. Sei solo un coglione.

Miguel BosèPapito. La copertina del doppio disco è veramente orribile. E non posso farci niente: dopo la sua conduzione di un reality show su Italia 1 e le sue lacrime in diretta… e dopo la grandiosa imitazione e parodia che Fabio De Luigi proponeva di Miguel Bosè… vedo la sua faccia e mi viene da ridere. È più forte di me. Beh, in fondo l’idea della copertina non è male. Non potendo far apparire i volti dei tanti cantanti che hanno partecipato al suo disco, per vari diritti d’autore, il figlio della bellissima Lucia Bosè ha deciso di farsi “tatuare” sul corpo i vari volti degli artisti. Niente diritti d’autore, dunque. Ma l’effetto visivo è davvero… nausebondo. Così come, aldilà dell’altisonante sequela di nomi quali Mina, Shakira, Michael Stipe, Laura Pausini, Noa, Juanes, Ricky Martin e taaaaaaaaanti famosi cantanti latino-americani, beh… o ti piace la musica latino americana, o non reggi nemmeno per la durata di uno solo dei due cd. Io non ho retto. Ma Si Tu No Vuelves, in duetto con Shakira, già sentita nel 1994 col titolo Se Tu Non Torni, in radio si sente veramente taaaaaaaanto. E siccome mi ha rotto veramente taaaaaaanto… allora dico senza peli sulla lingua che Bosè ha rotto le palle e che il disco è una merda.

Tokio HotelScream. Fenomeno musicale del momento. Un gruppo di ragazzini tedeschi che anzichè girare per strada con le teste rasate e picchiare i ragazzini più piccoli e rubargli il cellulare, decidono di farsi crescere i capelli e di impugnare chitarra, basso e batteria e di cominciare a cantare. Non so. Forse avrei preferito incontrarli per strada con le teste rasate. Almeno non li avrei sentiti cantare. Il loro è un rock davvero scarno, banale e superficiale. Che già tanto è solo cercare di definire rock. Ma il successo ottenuto il Germania con i loro primi due dischi è stato talmente clamoroso da indurre i discografici a pubblicare un terzo disco, cantato in inglese, che raccoglie le loro “canzoni migliori”. Ed ecco dunque che i 4 ragazzi, 3 di loro minorenni e 2 di loro gemelli, adesso impazzano in tutta Europa. Capitanati da uno dei gemelli, ossia il carismatico cantante Bill Kaulitz. Le sue unghie smaltate di nero e i suoi lunghi capelli simil-punk-mashati e il suo ombretto e i suoi pantaloni attillati e i suoi piercing e i suoi tatuaggi e i suoi caratteri somatici parecchio femminili (così come anche la sua voce), adornano già la stanza di mia Figlia. Accompagnati da commenti di adorazione che sono già diventati nauseanti per la loro ripetitività. Un gruppo scadente musicalmente ha ottenuto il successo. Merito del bel cantante?... Ascoltate Monsoon e giudicate...

Editors - An End Has A Start. Questa, è musica! Dal brano di apertura (Smokers Outside The Hospital Doors) al brano di chiusura del disco (Well Word Hand), attraverso canzoni come When Anger Shows o The Weight Of The World, ecco dieci grandi canzoni. Ecco musica eccellente. Si respira aria di Dave Matthews Band, di Joy Division e a tratti anche di Cure. Si assapora musica non commerciale. Si gode di chitarre e di ritmiche che creano suoni cupi. E di testi che parlano di sofferenza e morte senza cadere nella depressione. Come in Well Word Hand, in cui si parla del suicidio di un amico. Ma il cantante Tom Smith non è bello quanto Bill Kaulitz, ed ecco che i Tokio Hotel impazzano mentre gli Editors rimangono nell’ombra dell’ascolto di pochi. Ma la loro, è grande musica.

ScorpionsHumanity – Hour 1. Probabilmente banale. Probabilmente scontato. Probabilmente ripetitivo. Sicuramente gli Scorpions hanno proposto di meglio. Anche loro sono tedeschi. La loro formazione ha spesso visto e vissuto dei cambiamenti, ma oramai sono oltre 40 anni che esistono e suonano e magari deludono ma comunque esaltano. Viva un disco che mi esalta e mi fa tornare indietro negli anni, nell’ascoltare quel suono di basso così caratteristico e di quella ritmica così… Scorpions. 12 canzoni che nulla hanno da invidiare a tanti dischi in circolazione molto più ascoltati e molto più venduti. Ascoltatelo. Anche solo una volta, ma ascoltatelo. E vi assicuro che non resterà la prima e l’unica. Viva il rock.

Questo post è dedicato ai pochi che in questi giorni hanno digitato l’indirizzo di questo blog, magari solo per sbaglio o magari per curiosità o magari proprio per leggere eventuali aggiornamenti.
Questo post è dedicato agli ancor più pochi che sono a conoscenza delle belle novità che finalmente stanno verificandosi nella mia sconquassata vita. Che dai primi di settembre prenderà una nuova (e finalmente positiva) svolta. E che, a catena, dovrebbe sviluppare un’altra serie di piacevoli eventi.
Questo post è dedicato a chi dico io e non è dedicato sempre a chi dico io. Sia gli uni che gli altri possono immaginare a chi mi riferisco.
Questo post è dedicato a tutti gli indifferenti, veri o falsi che essi siano. Ma comunque indifferenti. Ed è per loro, che rispolvero The Great Song Of Indifference di Bob Geldof, che da adesso è nuovo sottofondo del blog.

23 luglio, 2007

Vacanze


Giusto qualche giorno. Giusto per annerire un po' la pelle. Giusto per ricaricare un po' le batterie. Giusto per godere della presenza e della vicinanza della mia Bimba. Giusto per godere dei suoi abbracci, coccole, baci, carezze. Giusto per rendermi conto che è sempre meno Bimba. Giusto qualche giorno. Da spremere. Da vivere. Da rilassare. Da ricordare. Vacanze. Brevi. Ma vacanze.

15 luglio, 2007

Freschi di stampa

Perry Farrell’s Satellite Party - Ultra Payloaded. Ex Jane’s Addiction, Perry Farrell torna a fare musica, supportato da grandi musicisti. Se infatti Nuno Bettencourt, ex chitarrista degli Extreme, fa parte fissa del nuovo gruppo, ecco che in questo disco appaiono anche “amichevolmente” John Frusciante e Flea (dei Red Hot Chili Peppers), Peter Hook (bassista dei Joy Division e dei New Order) e Fergie. Ultra Payloaded è un grande disco. 11 tracce che non rallentano mai il ritmo, tra chitarre e tastiere che supportano un ispiratissimo Perry Farrell. Sia da un punto di vista vocale che musicale. Rock “sporco”, dunque. Archi e tastiere infatti tolgono “grezzità” ai suoni proposti. Ma rendono davvero piacevole l’ascolto del disco, che non annoia mai e mai fa storcere il naso. Neppure quando, traccia numero 11, compare magicamente la voce di Jim Morrison. Proprio lui, già. Recuperata una parte vocale da alcune registrazioni di Jim del 1971, vi è stata costruita intorno una melodia molto piacevole e Woman In The Window è… bella! Banale come definizione, già. Ma chi mi legge non per la prima volta, sa benissimo quanto io sia iper-critico nei confronti di tutte le manipolazioni vocali e musicali e commerciali nei confronti di Jim Morrison. Woman In The Window, che da adesso è nuovo sottofondo del mio blog, è un brano davvero piacevole e… etereo. Già. Sembra arrivare direttamente da un’altra dimensione e da un altro tempo. Conferma che Jim era e sarà sempre… Jim! E conferma che con questa traccia Perry Farrell rende indimenticabile un già ottimo disco.

Velvet RevolverLibertad. Grande disco. Ho già usato queste parole per il precedente disco, e le userò anche per i dischi che seguiranno. A rischio di risultare ripetitivo e noioso, ma da parecchio non sentivo tanta abbondanza di grande musica. O quantomeno una così alta percentuale di grande musica. 6 dischi su 6. En plein. Ma, se proprio dovessi stilare una classifica di preferenze, questo sarebbe decisamente il disco che eleggerei come migliore. In attesa del nuovo disco dei Guns’n’Roses, di cui ormai da anni è annunciata l’uscita, Slash, Duff McKagan e Matt Sorum supportati dalla voce di Scott Weiland (Stone Temple Pilots) e dalla chitarra di Dave Kushner (Wasted Youth), si divertono a proporre un rock-grunge che a tratti richiama alla memoria in maniera incredibile i Nirvana (She Mine). Energia a tonnellate, riff magari scontati ma travolgenti, Slash che nel brano d’apertura (Let it Roll) sembra avere proprio tanta nostalgia dei Guns, chiusura forse troppo morbida con Gravedancer, lunga ballata che lascia spazio infine ad una bonus track tanto country quanto spregiudicata nella sua ironia proprio di questo stile musicale. In continua e forse eterna attesa del ritorno dei Guns…

The Chemical Brothers - We Are The Night. Oltre ai Daft Punk, quella dei The Chemical Brothers è l’unica musica elettronica che riesco ad ascoltare. E con un certo piacere, confesso. Anche se il disco ha in se una forte malinconia. Si, malinconia. L’inizio è in crescendo. Solo dopo quasi un minuto della seconda traccia (We are the Night), esplodono in pieno i suoni “puri” dei Chemical Brothers. Per poi lasciare spazio invece a melodie che probabilmente poco soddisferanno i più fedeli ascoltatori dei Chemical. I ritmi sono poco “danzerecci” e molto sperimentali. Volgono verso nuove frontiere, delusi anche da come gira attualmente il business della disco. Troppe “macchine” e troppo poca qualità, dicono. Troppa tecnologia e troppo poca fantasia. E allora sembrano quasi volersi distaccare da questo mondo che non sentono più loro. Ma, nonostante il mio perenne e costante scetticismo e poco apprezzamento per la musica sperimentale, questo disco mi ha colpito e impressionato positivamente. Das Spiegel è un lungo “trip”, Battle Scars è un forte richiamo alla dance anni ’80, The Pills won’t Help You Now addirittura sembra ispirata ai Radiohead. Apprezzato. E apprezzo.

Smashing PumpkinsZeitgeist. Rabbioso. Elettrico. Potente. Trasgressivo. Atteso. Ben 7 anni. In copertina, la Statua della Libertà sprofonda in un mare di sangue. Per rendere subito l’idea di quanto chitarra, voce e testi siano spregiudicati e diretti. Nei confronti di Bush, nei confronti di un’America sempre più allo sfascio e allo sbando. Non è certo il primo a schierarsi contro Bush, Billy Corgan. Sembra quasi diventata una moda, ormai, da quelle parti. Ma se nella lunga ballad United States si descrive un’America disastrata e disastrosa, ecco che in (Come on) Let’s go si inneggia ad un risveglio affinchè i valori che si stanno perdendo possano essere ritrovati prima del Doomsday Clock, brano d’apertura dell’album. Sono rimasti solo Billy Corgan e il batterista Jimmy Chamberlain, rispetto alla band originale. Ma gli Smashing continuano a suonare metal, rock e graffianti. Anche se politicizzanti. Che qualcuno anche da noi in Italia tiri fuori i coglioni per denunciare le malefatte dei nostri governi. Del precedente, di destra, e dell’attuale, deludentissimo, di sinistra. E lo sfascio verso il quale stiamo andando. Che sembra proprio essere ben peggiore di quello degli americani… Ma da noi non lo canta nessuno.

Morgan - Da A ad A. O lo si ama, o lo si odia. C’è poco da fare, non esistono compromessi riguardo Morgan. E se lo ami, non puoi non richiamare alla memoria artisti del calibro di Fabrizio De Andrè o Umberto Bindi. Con accordi musicali che riescono a richiamare alla memoria anche i Beatles e David Bowie. Si ispira fortemente agli anni ’60, Morgan. Creando atmosfere decisamente inusuali. Quantomeno per i tempi che stiamo vivendo. È un viaggio fuori dal tempo. Ipnotico. I testi sono ben costruiti e intelligenti. Carichi tanto di poesia quanto di sarcasmo. Nelle atmosfere allegoriche di U-Blue, duetta con la figlia Aria. E poi ci sono le atmosfere cupe di Liebestod e le atmosfere delicate di Una storia di Amore e Vanità e ancora quelle rock di Tra 5 Minuti. Bel disco. Assolutamente da ascoltare, specie per chi ancora ama la musica italiana e i suoi cantautori. Che non sono tutti morti o smarriti o del calibro di Max Pezzali. O lo si ama, o lo si odia, Morgan. E questo disco è totalmente da amare.

Interpol - Our Love To Admire. Inizia malinconico il disco, con Pioneer to the Falls. Ma già dalla seconda traccia, No I in Threesome, chitarra e batteria cominciano a vibrare e percuotere in maniera più decisa e “secca”, supportate da un ottimo basso. Non si raggiungono mai ritmi metal, ma il rock padroneggia anche nelle fasi più soft. Sono stati paragonati agli U2. I migliori, U2. Non certo quelli attuali, decisamente inferiori a tanti gruppi meno noti e popolari. Gli Interpol, gruppo di New York, realizza a testa bassa questo terzo album, ignorando qualsiasi tipo di confronto. E realizzando un disco tanto vario quanto omogeneo. Mammoth ha dei riff di chitarra ordinati e poderosi, Rest my Chemistry “morde” l’ascoltatore, The Lighthouse è in pieno stile U2, Who do You Think è vigorosa senza eccessi. Un buon lavoro. Un buon lavoro di gruppo. In attesa di una maggiore (e meritata) popolarità.

Cliccando sulle foto delle copertine si accede direttamente ai siti degli artisti in questione.

Questo post è dedicato a tutti quelli che lottano ogni giorno coi denti e con le unghia contro le avversità della vita. A coloro che non sono nati in un contesto di agi e privilegi. A coloro che ogni tanto sbottano apparendo, agli occhi dei più, semplicemente persone che si auto commiserano. Cazzate. Perché ogni tanto bisogna pur sfogarsi. E questo non vuol dire smettere di lottare. Non vuol dire arrendersi. Vuol dire semplicemente… che si è stanchi di aspettare che la “ruota” giri. Stanchi ma non morti. Perché queste persone hanno sempre lottato e sempre lo faranno. Hanno sempre lottato, producendo calli nelle loro mani e una corazza sempre più resistente. Questo post è un augurio a tutte queste persone. Perché la ruota cominci a scricchiolare, sotto la pressione esercitata con grandi, laboriosi e costanti sforzi. Sforzi che molti non riescono a capire. Beati loro!… Ma il pane che ogni giorno mangiano le persone a cui dedico questo post, ha un sapore diverso. È più buono. È sudato. E la ruota prima o poi girerà. L’importante è non mollare mai. Ma le persone a cui dedico questo post lo sanno già. E lo sanno benissimo. Questo post è dedicato a loro. Col cuore.

08 luglio, 2007

Apprezzamenti musicali

Dream Theater - Systematic Chaos. Sono tornati. Tornati alle origini e tornati a lasciare a bocca aperta. Welcome back, Dream Theater. Rieccoli, i geni del progressive rock. A incantare, stupire, affascinare, lasciare letteralmente esterrefatti gli ascoltatori. Sette “traccione”, per durata e per qualità, per un totale di un’ora, diciassette minuti e cinquantotto secondi di musica stra-or-di-na-ria, nella versione strumentale del disco! E che sensazioni che è capace di regalare la voce di James LaBrie, nella versione non solo strumentale del disco, che propone anche una traccia in più. Repentance mette i brividi, per quanto è intensa e delicata… Bando alle ciancie, smettetela di leggermi e andate a procurarvi questo disco imperdibile.

Maroon 5 - It Wont Be Soon Before Long. Dovevano fornire un sacco di risposte. E ancora più conferme. Il loro disco d’esordio del 2002, Songs about Jane, ha venduto la bellezza di quasi 10 milioni di copie, in giro per il mondo. Beh, magari questo disco non raggiungerà quelle cifre incredibili, ma di sicuro di copie ne venderà parecchie. I Maroon 5 continuano a strizzare l’occhio agli anni ’80. E il disco è un insieme di stili che convergono tutti verso il medesimo punto comune: buona, ottima musica. Won’t go Home without You sembra quasi ricantata su un campionamento di Every breathe you Take, Nothing lasts Forever richiama il miglior Michael Jackson, Can’t Stop e Kiwi il vecchio Prince, Goodnight Goodnight è un bel lentone per innamorati, Makes me Wonder fa muovere gambe e bacino, Better that We Break culla dolcemente, verso piacevoli ricordi, chi ha vissuto gli anni ’80. Il disco insomma comprende 12 canzoni più una bonus track tutte da ascoltare e da apprezzare. Non si butta via niente. E no. Non si butta mica via, quello che è ben fatto. Sono contento. I 6 ragazzi di Los Angeles mi stanno simpatici. Come persone. E mi stanno ancora più simpatici come musicisti. Disco che consiglio vivamente di ascoltare, ascoltare, ascoltare e conservare nello scaffale dei cd buoni.

Pink Martini - Hey Eugene. E allora. Da dove cominciare? Dunque, cominciamo a dire che China Forbes, cantante di questo gruppone composto da ben 12 elementi, si cimenta a cantare in spagnolo, francese, arabo, russo, giapponese, portoghese e ovviamente inglese, essendo loro dell’Oregon. E poi ancora: sono capaci di proporre ritmi caraibici, latin-jazz, fusion, swing, chanson francese, musica da camera… Everywhere, traccia numero 1, è delicata come sapevano esserlo le canzoni di Billie Holiday. Mar Desconocido, traccia numero 3, ti fa desiderare di saper ballare il tango o il flamenco. Hey Eugene!, traccia numero 9, è un brano strumentale. Dosvedanya mio Bombino, traccia numero 11, è… ascoltare per rendersi conto. Pazzesco. Un disco che l’unico termine che trovo per definire è per l’appunto: pazzesco. E il brano di chiusura, Tea for Two, traccia numero 12 (con la partecipazione di Jimmy Scott, 74enne jazz man), pone fine all’ascolto di un disco che propone tre quarti d’ora di piacevoli suoni e melodie. Musica tanto varia, quanto intensa e quanto ben costruita. Da sentire. Senza pentimenti.

The White Stripes - Icky Thump. Po po po? Naaaaaaaa… I White Stripes sono waaaaaaaa, tarataaaaaa, swuuummmmmmmm… Led Zeppelin, Rolling Stones, Bob Dylan… c’è un po’ di tutto, dentro il disco. Atmosfere cupe e atmosfere elettriche ed elettrizzanti. Dopo il brano d’apertura che da il titolo all’album, You Don't Know What Love Is (You Just Do As You’re Told) continua a tenere alti ed elevatissimi i ritmi e la qualità della musica. Fino ad arrivare a Conquest, brano a suo modo spagnoleggiante (più messicaneggiante, direi). C’è anche una sorta di musica irlandese, in St. Andrew (This Battle Is In The Air). E poi ancora chitarra, chitarra e chitarra. Jack si diverte e fa divertire. Mescolando generi ed ispirazioni, in un disco che è per l’appunto molto ispirato e di fattura eccezionale. Prima fratelli, poi marito e moglie, poi divorziati, poi ancora nulla di tutto questo, il duo di Detroit, pettegolezzi e congetture a parte, conferma di essere davvero uno dei migliori gruppi in circolazione. Per qualità ed originalità. Espressiva, musicale e d’abbigliamento. Icky Tump è da oggi nuovo sottofondo musicale di questo blog.

Sinead O'ConnorTheology. Quando Sinead O'Connor strappò la foto del Papa, non era impazzita. E nemmeno voleva manifestare di essere ideologicamente contro il cattolicesimo. Fece quel gesto perché le denunce di sevizie subite dai bambini irlandesi ad opera dei preti cattolici, venivano “infangate”, nascoste e quindi negate dalla Chiesa. Il suo gesto non fu un gesto di follia, ma di protesta contro il massimo esponente e rappresentante della Chiesa cattolica: il Papa, per l’appunto. Oggi tante azioni oscure, macabre, scabrose e indegne, compiute da alcuni preti cattolici, in Irlanda come in America, sono state riconosciute ed ammesse dalla Chiesa. Ma nessuno ha pensato di “rivalutare” il gesto compiuto da Sinead O'Connor. Theology è un disco d’amore. Amore verso un Dio che può essere tanto Maometto quanto Buddha o Cristo. Perché il concetto è che nessuna religione è sbagliata, se questa non viene estremizzata e fanatizzata. In fondo, tutte le religioni ambiscono allo stesso risultato: la pace dell’anima dopo la dipartita da questa vita terrena. Canta canzoni religiose e testi “ispirati”, Sinead O'Connor. In un doppio cd, che ripropone le stesse canzoni in versione acustica (Dublin Sessions) e poi in versione “col gruppo” (London Sessions). Inutile dire che personalmente preferisco di gran lunga le Dublin Sessions. La voce di Sinead O'Connor è incantevole, sublime e di una delicatezza e dolcezza che producono una piacevole “pelle d’oca”. Ma nelle London Sessions è presente I Don't Know How To Love Him, brano tratto da Jesus Christ Superstar, che da solo vale l’intero secondo cd. Bello, bello, bello. Canzoni come Jeremiah non possono che sciogliere il cuore. A qualsiasi religione si creda o si scelga di appartenere…

Questo post è dedicato a mio fratello Foolys, che tra un disegno e l’altro (è il suo lavoro!, eheheh) e tra una divagazione e l’altra (è un “difetto di fabbrica” di famiglia), sta postando un bel “limbo dei film dimenticati”. Dove finalmente ha inserito Crossroads (Mississipi Adventure in Italia), film del 1986, che si ispira a quanto sempre detto riguardo Robert Johnson. E cioè che questi fece un patto col Diavolo per poter suonare la chitarra agli straordinari livelli in cui lo fece, divenendo celebre e leggendario. Il patto comprendeva anche la possibilità di incidere 30 canzoni, ma Robert Johnson ne incise solo 29. Il film dunque è una “ricerca” della 30ma canzone sperduta, ad opera di Willie Brown (anche lui realmente esistito e grande amico di Johnson) e di Eugene, “talent boy” interpretato da Ralph Macchio (mr. Karate Kid). Le musiche sono di Ry Cooder. E il finale del film è un mito, un capolavoro… Un duello a colpi di chitarra tra Eugene e Steve Vai. Dove comunque a suonare la chitarra è sempre Steve Vai. Che perderà il duello… contro se stesso! Ma sto film l’avrò visto veramente decine di volte, quando ero piccolo. Quando le reti private proponevano film a go go. Quando non c’erano né internet né programmi p2p. Quando si guardava la tv e non il pc. E quando in tv proponevano più varietà di film. Crossroads, è praticamente del tutto sparito dalla programmazione e dai palinsesti di qualsiasi emittente, pubblica o privata che essa sia. Peccato.